L A P E L L E
A R T I C O L O 4
La pelle: la produzione di vitamina D
La vitamina D si forma negli strati vitali dell’epidermide, principalmente nello strato basale e nello strato spinoso.
Questo è il processo di sintesi: nelle membrane dei cheratinociti è presente una molecola derivata dal colesterolo chiamata 7-deidrocolesterolo; quando la pelle è esposta ai raggi UVB (in particolare nelle lunghezze d’onda comprese tra circa 290 e 315 nm), tale molecola assorbe l’energia e si trasforma in previtamina D₃; grazie al calore corporeo, questa si converte in vitamina D₃; la vitamina D₃ lascia le cellule dell’epidermide, entra nel circolo sanguigno e viene trasportata al fegato dove avviene una prima trasformazione e poi ai reni dove si trasforma in calcitriolo, la forma biologicamente attiva.
La vitamina D aumenta l’assorbimento intestinale del calcio e del fosforo, aiuta a mantenere livelli adeguati di calcio nel sangue e contribuisce alla mineralizzazione delle ossa. Senza vitamina D, il calcio introdotto con la dieta viene assorbito molto meno.
La vitamina D agisce anche sul muscolo scheletrico: migliora la forza muscolare e supporta la contrazione muscolare. Inoltre, modula la risposta immunitaria e rafforza le difese innate contro batteri e virus: regola il sistema immunitario evitando sia carenze difensive sia infiammazione eccessiva.
La carenza di vitamina D può comportare rachitismo nei bambini, aumento del rischio di osteoporosi e quindi maggiore fragilità ossea negli adulti.
La carenza è frequente perché è il risultato di più fattori combinati: poco sole sulla pelle, vita indoor, protezione solare (necessaria), età, dieta povera.
Quanto sole serve?
Per persone con fototipo chiaro in condizioni ottimali (estate, pelle scoperta) bastano 10–20 minuti per 2–3 volte a settimana. La vitamina D si produce soprattutto quando il sole è alto, tra le 11:00 e le 15:00 in Italia (fuori da questa fascia oraria gli UVB sono troppo deboli).
Per persone con fototipo medio-scuro sono sufficienti 20–40 minuti e un’esposizione più frequente perché la melanina riduce la penetrazione degli UVB.
Oltre questo minutaggio è importante mettere la protezione solare per evitare che gli UVB accelerino l’invecchiamento, danneggino il collagene e aumentino il rischio di tumori cutanei.
Non esiste una contraddizione reale tra proteggere la pelle dal sole con creme solari e mantenere livelli adeguati di vitamina D, l’importante è sapere quanto sole serve.
Da sottolineare che più sole non significa più vitamina D. Dopo una certa esposizione, la produzione raggiunge un limite; l’eccesso di raggi UVB non aumenta ulteriormente la sintesi, perché la previtamina D₃ e la vitamina D₃ in eccesso vengono convertite in composti biologicamente inattivi. Questo meccanismo protegge l’organismo da una produzione incontrollata di vitamina D dovuta alla sola esposizione solare.
In Italia tuttavia, soprattutto nel nord, da ottobre a marzo il sole è troppo inclinato e gli UVB vengono filtrati in gran parte dall’atmosfera così, anche se c’è luce, non è sufficiente per produrre vitamina D in modo efficace.
È dunque utile introdurre la vitamina D con la dieta attraverso alimenti che ne contengono in quantità significative come il pesce grasso (salmone, sgombro), il fegato, il tuorlo d’uovo oppure utilizzare integratori.
Attenzione che la vitamina D in dosaggi eccessivi è tossica soprattutto per reni e apparato cardiovascolare per cui è fondamentale stare attenti nell’assumere eventuali integratori.
